Per il reato di maltrattamenti in famiglia è necessaria la sistematica sopraffazione della vittima?
Introduzione Con una recente sentenza la Cassazione è tornata a pronunciarsi sul delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi previsto dall’art. 572 c.p., chiarendo che, per la sua configurabilità, non è necessario dimostrare una condizione permanente di totale soggezione della vittima, n

Introduzione
Con una recente sentenza la Cassazione è tornata a pronunciarsi sul delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi previsto dall’art. 572 c.p., chiarendo che, per la sua configurabilità, non è necessario dimostrare una condizione permanente di totale soggezione della vittima, né una continua sopraffazione psicologica.
Ed invero il reato può sussistere anche quando le condotte vessatorie si alternano a momenti di apparente normalità o serenità nella relazione (sent. n. 16467/26).
Il caso
La vicenda riguardava una relazione caratterizzata, secondo l’accusa, da minacce, aggressioni fisiche, controllo ossessivo, pedinamenti, limitazioni economiche, installazione di telecamere nell’abitazione e atteggiamenti di gelosia persecutoria.
All’imputato venivano contestati pedinamenti, scenate di gelosia, insulti e minacce di morte, episodi di controllo attraverso l’installazione di telecamere in casa, l’esclusione della moglie dalle decisioni econo
miche ed episodi di aggressione fisica.
Il giudice di primo grado riteneva integrato il reato contestato.
La Corte d’Appello aveva escluso il delitto di maltrattamenti, ritenendo che non fosse emersa una situazione di costante annientamento della vittima, riqualificando i fatti nel meno grave reato di minaccia.
La Cassazione, tuttavia, ha annullato la decisione, evidenziando come l’analisi del giudice di merito fosse frammentaria e non avesse considerato unitariamente l’intero contesto relazionale.
Il principio di diritto affermato dalla Cassazione
Secondo la Suprema Corte, il delitto di maltrattamenti non richiede una violenza continua e ininterrotta, né presuppone uno stato permanente di paura o totale soggezione.
Il reato può infatti essere configurato da una pluralità di comportamenti offensivi anche eterogenei, purché inseriti in una dinamica abituale di prevaricazione.
Va valorizzato quindi il carattere progressivo e ciclico della violenza domestica: si alternano fasi aggressive, momenti di apparente calma, comportamenti manipolativi e di riconciliazione.
Per la Cassazione ciò che conta è la lesione continuativa della dignità, della libertà morale e dell’equilibrio psicologico della vittima.
Violenza domestica e abitualità della condotta
Uno degli aspetti centrali del reato riguarda l’abitualità.
La Cassazione ricorda che il reato previsto dall’art. 572 c.p. è un reato abituale: non basta un episodio isolato, ma non serve nemmeno una quotidiana escalation di violenza.
L’abitualità può emergere dalla reiterazione nel tempo delle condotte, dalla loro connessione all’interno della relazione e dall’effetto complessivo di mortificazione e sopraffazione prodotto sulla vittima.
Anche episodi differenti tra loro, come minacce, umiliazioni, controlli, aggressioni verbali o fisiche, possono concorrere a integrare il delitto.
La rilevanza della violenza psicologica
La decisione si inserisce nell’orientamento giurisprudenziale che attribuisce sempre maggiore attenzione alla violenza psicologica e al controllo coercitivo nelle relazioni affettive.
Infatti secondo gli Ermellini il delitto di maltrattamenti non coincide esclusivamente con le aggressioni fisiche, ma comprende tutte quelle condotte idonee a creare un clima intimidatorio, una condizione di mortificazione e una compromissione dell’autodeterminazione della persona offesa attraverso controllo, manipolazione, isolamento o intimidazione.
Conclusioni
La sentenza analizzata conferma un orientamento consolidato della Corte di Cassazione: nei reati di maltrattamenti in famiglia il giudice deve valutare la relazione nella sua interezza, evitando di frammentare i singoli episodi.
Inoltre la violenza domestica può assumere forme complesse e non lineari, poiché momenti di apparente normalità non escludono la sistematica lesione della dignità e della libertà della vittima.
Per questo motivo, ai fini della configurabilità del delitto previsto dall’art. 572 c.p., non è richiesta una continua e assoluta soggezione della persona offesa, essendo sufficiente la presenza di una condotta abitualmente vessatoria e degradante nel contesto della relazione affettiva.
Avv. Stefania Crespi
Avv. Francesca Arenosto
Fondatrice dello Studio Legale Arenosto, da oltre vent'anni si dedica al diritto di famiglia a Milano. Premio internazionale 2020.
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