Coppie di fatto ed eredità: diritti, limiti del testamento e tutele dopo la morte del partner
Coppie di fatto ed eredità: cosa prevede la legge. Le coppie di fatto sono formate da due persone che convivono stabilmente e sono legate da un rapporto affettivo, ma non sono unite dal matrimonio né da un’unione civile. In ambito successorio, questa distinzione è decisiva: al convivente superstite

Coppie di fatto ed eredità: cosa prevede la legge.
Le coppie di fatto sono formate da due persone che convivono stabilmente e sono legate da un rapporto affettivo, ma non sono unite dal matrimonio né da un’unione civile. In ambito successorio, questa distinzione è decisiva: al convivente superstite non è riconosciuto alcun diritto ereditario automatico.
In mancanza di testamento, alla morte del partner il convivente non eredita nulla, a prescindere dalla durata della relazione o dalla convivenza. Il patrimonio viene devoluto esclusivamente ai parenti del defunto secondo le regole della successione legittima.
Il testamento può tutelare il convivente, ma entro limiti precisi.
Questo non significa che il convivente non possa diventare erede: il partner può disporre per testamento a suo favore, destinandogli beni o somme di denaro. Tuttavia, tale scelta è valida solo nel rispetto delle quote di legittima spettanti ai familiari più stretti (coniuge, figli, ascendenti).
La legge tutela i legittimari e se il testamento lede le quote di questi ultimi, gli stessi possono agire in giudizio per ottenere la riduzione di quanto disposto dal testatore. In concreto, il convivente che abbia ricevuto beni eccedenti la parte disponibile può essere tenuto a restituire o compensare gli eredi legittimari.
Le liberalità al convivente e il profilo fiscale.
Le disposizioni testamentarie in favore del convivente sono qualificate come liberalità tra estranei. Ciò comporta conseguenze fiscali rilevanti: non si applicano le agevolazioni previste per coniuge o parenti stretti, e l’imposta di successione è più elevata.
Il risultato è che la tutela del convivente attraverso il testamento, oltre a essere giuridicamente limitata dalle quote di legittima, può essere economicamente onerosa sotto il profilo tributario.
Quali tutele restano al convivente dopo il decesso.
Dopo l’entrata in vigore della disciplina sulle convivenze di fatto, l’ordinamento riconosce alcune tutele minime al convivente superstite, che però non equivalgono a diritti successori.
Il convivente potrà rimanere nella casa abitata dalla coppia, di proprietà del defunto, per un tempo massimo di 5 anni dal decesso con facoltà di succedere nel contratto di locazione intestato al compagno e la possibilità di ricevere il risarcimento del danno in caso di morte del compagno per fatto illecito.
Si tratta di garanzie importanti sul piano pratico, ma non sostituiscono un vero e proprio diritto ereditario e non assicurano al convivente la continuità patrimoniale che, invece, è riconosciuta al coniuge.
Perché è fondamentale pianificare per tempo.
Nelle coppie di fatto, l’assenza di diritti successori automatici rende la pianificazione patrimoniale decisiva. Senza un testamento, il convivente può trovarsi improvvisamente privo di qualsiasi tutela economica; con un testamento non strutturato correttamente, può esporsi a contenziosi con i legittimari.
Una pianificazione consapevole consente di bilanciare la tutela del partner con il rispetto delle quote di legge, riducendo il rischio di azioni di reintegra e di conflitti familiari dopo il decesso.
Nelle coppie di fatto, l’eredità non segue le logiche affettive ma quelle rigide del diritto successorio. Il convivente non eredita per legge, può essere beneficiato per testamento solo entro limiti precisi ed è soggetto a un regime fiscale meno favorevole. Le tutele previste dopo la morte del partner sono parziali e non equivalgono a un diritto ereditario.
Per questo, chi vive in convivenza dovrebbe valutare per tempo strumenti di pianificazione successoria adeguati, evitando soluzioni improvvisate che rischiano di essere contestate e vanificate.
Avv. Francesca Arenosto
Fondatrice dello Studio Legale Arenosto, da oltre vent'anni si dedica al diritto di famiglia a Milano. Premio internazionale 2020.
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